Antigone / Gilda Contemporay Art – Milano

Gilda Contemporary Art presenta
Antigone di Ilaria Margutti
A corredo di Silvia Trappa
a cura di Cristina Gilda Artese
Inaugurazione: sabato 9 maggio
in occasione di Gilda’s Breakfast dalle ore 10,30
Performance ore 16:00 – Togliere le parole di mano di Ilaria Margutti
Due mostre, due pratiche, un’unica tensione.
Al first floor e al Golden Floor, i progetti di Ilaria Margutti e Silvia Trappa si incontrano in un dialogo che attraversa il femminile come forza generativa, simbolica e trasformativa, e la lentezza come condizione necessaria del fare e del pensare.
Entrambe le ricerche si radicano in gesti che richiedono tempo — il ricamo, la lavorazione della materia — e proprio in questa durata costruiscono un linguaggio capace di sottrarsi alla velocità e alla dispersione del presente. La lentezza diventa così una postura: uno spazio in cui il senso può emergere, sedimentarsi, prendere forma.
In A corredo, l’oggetto si trasforma in reliquia laica, custode di una memoria incarnata che si deposita nella materia e nel gesto. In Antigone, il filo traccia una trama di relazioni invisibili, dando forma a un femminile che non si lascia fissare, ma continuamente si genera.
Se in Trappa la memoria si condensa negli oggetti, in Margutti essa si espande come campo di possibilità: in entrambi i casi, il femminile emerge come forza che resiste alla cancellazione e riscrive le condizioni del visibile.
Nel pomeriggio dell’inaugurazione, alle ore 16:00, questo dialogo si estende nella dimensione performativa con Togliere le parole di mano, opera in itinere di Ilaria Margutti. Su un lungo lenzuolo, l’artista ricama frammenti di diari personali donati nel tempo, trasformandoli in un flusso continuo di scrittura senza interruzioni: un gesto lento, ripetitivo e condiviso, che restituisce forma a una memoria collettiva e invisibile.
La performance, come le mostre, si fonda su un tempo dilatato e su un atto di cura: un rito silenzioso in cui il gesto del ricamo diventa ascolto, relazione, e costruzione di un archivio umano in continua trasformazione.
Il percorso si sviluppa così come un attraversamento: tra materia e segno, tra presenza e potenzialità, tra ciò che resta e ciò che continua a trasformarsi.
La lentezza, qui, non è un tempo minore: è il luogo in cui il femminile prende forma, resiste e si rinnova.
Gilda Contemporary Art
Via San Maurilio 14, Milano
gildacontemporaryart.it/
(+39) 351 6952012
(+39) 02 36559254
info@gildacontemporaryart.it

ANTIGONE
a cura di Cristina Gilda Artese
Gilda Contemporary Art – Piano Terra
Inaugurazione: sabato 9 maggio ore 10,30
in occasione di Gilda’s Breakfast
sino al 30 giugno
Con Antigone, Ilaria Margutti sviluppa un progetto in cui il gesto lento del ricamo si configura come pratica artistica e, al tempo stesso, come atto di pensiero. Un fare che richiede tempo, attenzione e ripetizione, e che proprio in questa durata trova la propria forza generativa, sottraendosi alla logica dell’immediatezza e restituendo al gesto una dimensione riflessiva e trasformativa.
La mostra si costruisce attorno al femminile inteso non come immagine o rappresentazione, ma come principio originario, campo di possibilità e forza generativa. Le figure ricamate non si impongono allo sguardo in modo definito, ma emergono e si ritirano, abitano una soglia: una zona di indeterminazione in cui presenza e assenza, visibilità e latenza, si compenetrano continuamente. In questo spazio, l’identità non è mai fissata, ma si configura come processo, come tensione aperta e in costante ridefinizione.
Il riferimento ad Antigone introduce una dimensione profondamente filosofica. Figura liminale e irriducibile, Antigone si colloca al confine tra ordine e trasgressione, tra legge della polis e legge interiore, incarnando una forma di resistenza che non si esaurisce nel conflitto, ma apre a un’altra possibilità di senso. Nella sua lettura, anche alla luce delle riflessioni di Luce Irigaray, Antigone non è soltanto vittima di un sistema patriarcale che la esclude, ma portatrice di un desiderio che eccede le strutture simboliche esistenti, rendendo visibile ciò che in esse non trova ancora luogo.
Il femminile si configura come forza che non si limita a opporsi, ma che attraversa e disarticola i codici dati, aprendo uno spazio in cui nuove forme di relazione e di significato possono emergere. Non si tratta di un’identità stabile, ma di una energia generativa che si manifesta nella sua capacità di trasformazione, nella sua resistenza alla definizione e nella sua tensione verso l’invisibile.
Il ricamo diventa, in questo contesto, un linguaggio filosofico oltre che formale. Il filo, che si intreccia e si stratifica, costruisce trame che rendono percepibile una rete di relazioni invisibili. I segni non sono mai puramente decorativi, ma configurano un sistema complesso in cui ogni elemento rimanda a un altro, in una logica di interconnessione che richiama tanto le riflessioni sulla fisica dell’indeterminazione quanto una visione relazionale dell’essere. Il visibile si offre così come superficie attraversata da forze che lo eccedono.
In lavori come Arcipelaghi, la frammentazione non si traduce in perdita, ma in apertura. Le figure, separate e al tempo stesso connesse, suggeriscono una concezione del femminile come sistema aperto, in cui il vuoto non è mancanza, ma spazio generativo. Il frammento non interrompe il senso, ma lo moltiplica, rendendo possibile una pluralità di relazioni e di letture.
Nel percorso espositivo, le opere si dispongono come una costellazione silenziosa, in cui il segno ricamato diventa luogo di attraversamento tra visibile e invisibile, tra presenza e potenzialità. La lentezza del gesto non è soltanto una scelta tecnica, ma una postura ontologica: ciò che permette al tempo di depositarsi, al senso di emergere, alla forma di trasformarsi senza fissarsi.
In dialogo con A corredo di Silvia Trappa al Golden Floor, Antigone condivide una medesima tensione verso la lentezza come spazio di costruzione del senso. Tuttavia, se in Trappa la memoria si condensa nella materia e si offre come presenza trattenuta, in Margutti essa si espande come campo relazionale, come trama in cui il femminile si manifesta nella sua dimensione dinamica e generativa.
In questo spazio, il femminile non è oggetto di rappresentazione, ma principio attivo di trasformazione: una forza che eccede, attraversa e continuamente riscrive le condizioni del visibile e del pensabile.
Il femminile, qui, è ciò che, sottraendosi alla forma, rende possibile ogni forma.
