Festival Corrispondenze Contemporanee, Gerace – IV edizione, agosto 2024

Ilaria Margutti – Togliere le parole di mano
Festival Corrispondenze Contemporanee, Gerace – IV edizione, agosto 2024
a cura di Attilio M. Spanò

Nel cuore antico di Gerace, dove il tempo sembra depositarsi sulle pietre e nelle trame dell’aria, Ilaria Margutti ha portato in residenza il suo progetto Togliere le parole di mano, un’opera in divenire iniziata nel 2013, che si configura come un diario collettivo ricamato a mano su un lenzuolo liso e carico di memorie. Lungo otto metri, il tessuto accoglie frammenti di diari, lettere e pensieri donati da persone diverse, trasformati dall’artista in un flusso continuo di parole cucite senza punteggiatura né spazi. Illeggibile eppure profondamente leggibile, quest’opera svela e protegge, tenendo insieme la fragilità del vissuto e la potenza del gesto.

Durante la residenza, l’artista ha realizzato una serie di performance pubbliche nei luoghi più evocativi del borgo, sempre al tramonto. Seduta al suo telaio, sotto lo sguardo silenzioso dei presenti, ha ricamato nuovi brani raccolti in loco, restituendo alla comunità un ascolto incarnato nel filo. Il suono dell’ago sulla tela si è fatto battito condiviso, ritmo di respiro, presenza viva. Accanto a queste azioni individuali, Margutti ha condotto un laboratorio collettivo, invitando cittadine e cittadini di Gerace a contribuire con parole e ricami a una nuova tela che resterà patrimonio del paese: un’opera corale, cucita a più mani, in cui ogni segno è traccia e appartenenza.

La sua presenza si è inserita nel tessuto ampio del Festival Corrispondenze Contemporanee – t-Essere, accanto agli altri artisti in residenza: Ana Cecilia Hillar, Oscar Dominguez, Piotr Hanzelewicz, Paolo Garau e Simona Lombardi. Ognuno di loro ha lavorato in dialogo con i luoghi storici della città, trasformando chiese e spazi pubblici in studi aperti, in cui il tema della tessitura – inteso come trama, rete, relazione – ha preso forma tra le mani, le idee e gli sguardi degli artisti.

Il lavoro di Margutti ha avuto anche un ruolo centrale nello spettacolo conclusivo del Festival, Il canto delle ancelle, tenutosi presso il sito archeologico delle Tombe preelleniche di Contrada Stefanelli. L’evento, ispirato al testo Il canto di Penelope di Margaret Atwood, ha offerto una rilettura simbolico-concettuale del mito, intrecciando arte, parola, danza, musica e paesaggio in un’azione teatrale site-specific.

La regia dello spettacolo è stata curata da Maria Ariis, voce recitante e ideatrice dell’evento, con la collaborazione di Alberto Galletti (musiche dal vivo, tastiere e pianoforte), Pino Capomolla (flauto), Francesca Spataro (coreografie), e il performer Piotr Hanzelewicz. Togliere le parole di mano ha accompagnato e attraversato la scena come elemento vivo e significante, corpo simbolico di memoria e fioritura, completando un ciclo iniziato nell’intimità del gesto e restituito alla collettività come atto poetico e politico.