Il corpo mancante | Parole compiute sulla punta dell’ago | Libro

Il corpo mancante | Parole compiute sulla punta dell’ago

Il libro raccoglie le immagini delle poesie ricamate e tutti i testi scritti e raccolti.

prezzo di copertina € 15,00 + spese di spedizione – tiratura limitata

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Questo è un lavoro nato durante il tempo della quarantena iniziata a marzo 2020, più per una esigenza personale di mettermi in ascolto del momento che stavo vivendo, che non per la volontà di creare un’opera.

Nella necessità di nutrire la connessione interrotta tra me e l’altro, ho iniziato a ricamare poesie, concentrandomi sul gesto che crea il ritmo, sul filo che lega nel silenzio le parole e sull’ago, che attraversa la tela del tempo nell’intreccio di eventi invisibili.

Avevo bisogno di incontrarmi con un nuovo ritmo, ripulire il pensiero, distaccarmi dalla confusione dei bollettini, ma allo stesso modo, vivere intensamente dentro a questa eccezionale condizione di assoluta solitudine e distanziamento fisico.

Seguendo il corso delle giornate e senza pormi  domande, ho scelto alcune poesie da ricamare di Antonella Anedda, in particolare da Salva con nome, quando una frase ha interrotto il ritmo intrapreso del gesto, Ricorda quanta tenacia c’è voluta a decifrare la mappa dentro le parole.

Nella distanza forzata, fatta soprattutto di messaggi scritti o videochiamate spesso senza volto, era il corpo mancante l’elemento con il quale stavo dialogando.

Sguardi, gesti, odori e vicinanza, sono stati sostituiti da fiumi di parole con spessori tangibili intrisi di significati e, come nuovi codici segreti, si sono fatti mappa complessa di percorsi intrecciati da ri/esplorare e ri/decifrare.

Ogni parola è così diventata un territorio sconosciuto e vasto che poteva aprire l’immaginazione verso luoghi sconfinati, attraversati da corpi solitari.

Ho ricamato 4 poesie di Anedda, per  tenere in vita il ritmo del rito che stavo cercando di riconquistare, ma quella frase mi chiedeva ben altro di una semplice trascrizione ricamata.

Così ho voluto creare una tensione dentro al mio gesto perpetuo, sforzare il pensiero per dare una direzione al mio fare.

Ho chiesto a 16 amici, con i quali mi sono ritrovata più spesso a confrontarmi, di inviarmi una parola a loro scelta, per darmi le coordinate di partenza per il mio primo viaggio dentro la scrittura.

All’inizio volevo limitarmi a scrivere un breve pensiero, per non espormi troppo, poi le parole mi hanno rapita e si sono incastonate dentro alle mie poesie.

Mano mano che scrivevo e correggevo, una ad una, le ho tutte ricamate su piccoli lembi di stoffa sottile, quasi trasparente, lungo un tempo non misurabile, in quanto mi sentivo preda del ritmo dato dalla disciplina.

Volevo entrare in quelle mappe come se veramente stessi esplorando un nuovo territorio, fatto di me e dell’altro, in una sorta di dialogo invisibile e nell’ascolto silenzioso di ciò che quelle stesse parole mi stavano raccontando, di loro ma anche di me.

Il lavoro è durato due mesi, dal 4 aprile al 31 maggio, scandito nel denso tempo “pandemico” di scrittura, ricamo e ascolto.

Ho lasciato, che fosse proprio la mappa dentro le loro parole, a condurmi fino a qui, senza forzare nulla, se non le mani operose e la schiena china sul telaio.

Alla fine  ho ricamato 17 poesie mie, 4 di Antonella  Anedda e 4 di amici che hanno voluto rispondere alla chiamata in modo più partecipativo, ( di cui solo due ne ho ricamato il testo) per un totale di 24 pezzi di 30x70cm l’uno, poi montati su telai sottili, in modo che ogni fazzoletto potesse mantenere la propria natura leggera, mostrando di sé anche il retro del ricamo, come fosse una mappa nella mappa, nell’infinito decifrare.

Le parole sono codici infiniti, sono mappe,

piccoli segni imbastiti lungo i sogni.

Le parole sono fiumi e dighe,

senza argini.

Ci contengono e ci percorrono.

Incidono la pelle della storia e si dipanano come filo tessuto nel nostro oggi.

Le parole sanno pronunciarsi nel silenzio,

sono bisturi e cucitura.