ARCIPELAGHI
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Ricamo a mano su tela e intagli a macchina, 130×80 cm L’UNO- 2024/25
Qui, il femminile viene esplorato come una forza latente e trasformativa, capace di creare spazi di significato che superano le rigide dicotomie tra presenza e assenza, frammentazione e totalità. Attraverso il gesto del ricamo, le figure femminili non si impongono con evidenza, ma abitano una dimensione di potenzialità, sospese tra apparizione e dissolvenza. Non si presentano come frammenti perduti, bensì come simboli di una resilienza che resiste alla cancellazione, trasformando il vuoto in possibilità.
Con Arcipelaghi , l’attenzione si concentra sulla frammentazione come forma di interconnessione. Le tele si configurano come mappe simboliche, in cui i ritagli ovali evocano isole che, pur separate, rimangono parte di un sistema relazionale più ampio. Il dittico presenta due figure femminili, una capovolta rispetto all’altra, che instaurano un dialogo silenzioso, suggerendo un confronto intimo e una riflessione sul sé.
I ritagli, pur introducendo apparente discontinuità, non interrompono la narrazione, ma la ampliano, diventando varchi verso un intreccio più profondo di connessioni invisibili. Le figure, pur fluttuando e frammentandosi, non perdono mai la loro forza. Trasformano lo spazio che abitano, generando nuove possibilità di relazione e significato. In questo contesto, il vuoto non viene inteso come mancanza, ma come apertura: un luogo di trasformazione in cui il femminile diventa agente di rigenerazione.
Le opere di Arcipelaghi invitano a rileggere il frammento e il margine non come segni di rottura, ma come spazi di relazione e dialogo. Ogni elemento della composizione – i corpi, i ritagli, i ricami – è inserito in un sistema fluido che indaga il rapporto tra identità e interconnessione. Qui, il femminile non si limita a esistere, ma trasforma e riscrive le trame del reale, diventando matrice di significati che, pur fluttuanti, mantenendo la loro potenza e presenza.
