FIGLIE DELL’INFINITO

Scroll down for the English version.

Ricamo a mano su doppia tela sintetica trasparente e cotone, 130×80 cm ogni pezzo – 2024

In questa serie di opere si articola una riflessione sul femminile, concepito come forza latente, autonoma e trasformativa. Attraverso il gesto del ricamo, vengono create figure femminili che non si impongono con evidenza, ma abitano una dimensione di potenzialità. Queste presenze, sospese tra apparizione e scomparsa, si configurano come simboli di una donna che resiste alla cancellazione, costruendo spazi del possibile.

In questa prospettiva, il riferimento al pensiero e alla ricerca scientifica sulla fisica quantistica, in particolare al Principio di Indeterminazione di Heisenberg e alla sua interpretazione offerta da Grete Hermann nel testo Fisica e filosofia , risulta cruciale. Hermann concepisce l’indeterminazione non come un limite, ma come un’apertura: una possibilità di un ordine non rigido, ma dinamico, capace di integrare il dubbio e l’incertezza come elementi creativi del sapere.

Le opere risuonano con questa visione: le figure femminili che emergono dai ricami abitano una soglia, un campo di possibilità in cui la loro presenza genera significato. Non si presentano come corpi che scompaiono, ma come apparizioni che sfidano una comprensione lineare della realtà, rivelando il femminile come matrice di connessioni invisibili e forza rigenerativa.

Parallelamente, il dialogo con il pensiero di Luce Irigaray offre una chiave di lettura che supera la semplice rappresentazione del femminile. Nel testo All’inizio, lei era , Irigaray analizza la figura di Antigone come simbolo della cancellazione del femminile nell’ordine patriarcale, ma anche come possibilità di resistenza e trasformazione. Antigone non è soltanto vittima di un sistema che la esclude: è portatrice di un desiderio che sfida le leggi maschili, rivendicando un ordine simbolico in cui il femminile non sia subordinato, ma riconosciuto nella sua piena autonomia. In questa tensione si collocano le figure femminili, che non sono semplicemente rappresentazioni di una memoria perduta, ma presenze che rivendicano il proprio spazio nell’ordine simbolico. Come Antigone, esse non si limitano a sopravvivere, ma trasformano, suggerendo una realtà che integra la loro voce.

Il ricamo, in questo contesto, diviene un gesto performativo e filosofico. I fili che si intrecciano, a volte in modo visibile, altre volte celati nel retro della trama, evocano l’idea di un universo interconnesso, in cui ciò che è latente possiede una forza generativa. Questa visione trova risonanza sia nell’indeterminazione quantistica di Hermann sia nella proposta di Irigaray di un nuovo simbolico, capace di superare la dialettica patriarcale e di accogliere il femminile come fonte di creazione e trasformazione.

Con Figlie dell’infinito , viene offerta una riflessione su ciò che è invisibile ma fondamentale: una femminile che non è mai assenza, ma energia viva che si manifesta nel suo costante divenire. Come il desiderio di Antigone, queste figure non si lasciano confinare ai margini, ma trasformano le proprie apparizioni in gesti di resistenza creativa. Attraverso un linguaggio che intreccia arte, scienza e filosofia, la femminile diventa protagonista di un nuovo ordine simbolico, capace di riscrivere le trame del reale.

ENGLISH VERSION

DAUGHTERS OF INFINITY

Hand embroidery on double transparent synthetic and cotton canvas, 130×80 cm each piece – 2024

This series of works unfolds a reflection on the feminine, conceived as a latent, autonomous, and transformative force. Through the act of embroidery, feminine figures are created that do not assert themselves overtly but inhabit a dimension of potentiality. These presences, suspended between appearance and disappearance, emerge as symbols of women who resist erasure, constructing spaces of possibility.

In this perspective, the reference to scientific thought and research in quantum physics, particularly Heisenberg’s Uncertainty Principle and its interpretation offered by Grete Hermann in Physics and Philosophy, is crucial. Hermann sees uncertainty not as a limitation but as an opening: the possibility of a dynamic, non-rigid order capable of integrating doubt and uncertainty as creative elements of knowledge.

The works resonate with this vision: the feminine figures emerging from the embroideries inhabit a threshold, a field of possibilities where their presence generates meaning. They do not appear as bodies fading away but as apparitions that challenge a linear understanding of reality, revealing the feminine as a matrix of invisible connections and regenerative force.

Parallel to this, the dialogue with Luce Irigaray’s thought offers an interpretive lens that transcends the mere representation of the feminine. In Speculum of the Other Woman, Irigaray examines the figure of Antigone as a symbol of the erasure of the feminine within the patriarchal order, but also as a possibility for resistance and transformation. Antigone is not merely a victim of a system that excludes her; she is the bearer of a desire that challenges male-dominated laws, reclaiming a symbolic order in which the feminine is not subordinated but recognized in its full autonomy.

The feminine figures are situated within this tension, not as representations of a lost memory but as presences asserting their place in the symbolic order. Like Antigone, they do not merely survive but transform, suggesting a reality that integrates their voice.

In this context, embroidery becomes a performative and philosophical act. The threads intertwine, sometimes visibly, other times hidden on the reverse side of the fabric, evoking the idea of an interconnected universe, where what is latent possesses generative force. This vision resonates both with Hermann’s quantum uncertainty and Irigaray’s proposal for a new symbolic, capable of transcending patriarchal dialectics and embracing the feminine as a source of creation and transformation.

With Daughters of Infinity, a reflection is offered on what is invisible but fundamental: a feminine that is never absence but a living energy manifesting in its constant becoming. Like Antigone’s desire, these figures refuse to be confined to the margins, transforming their apparitions into acts of creative resistance. Through a language intertwining art, science, and philosophy, the feminine becomes the protagonist of a new symbolic order, capable of rewriting the fabric of reality.